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Tradurre il sito in inglese e in altre lingue: quando conviene e come farlo bene

Turisti, clienti stranieri, aziende di altri Paesi: se una parte dei tuoi clienti non parla italiano, un sito tradotto bene li aiuta a sceglierti. Quando conviene, da dove partire e come evitare gli errori più comuni.

Aggiornata il 27 settembre 20264 minuti di lettura

Esempio: la tua attività al primo posto su Google cercando “elettricista urgente milano”.

Quanti dei tuoi clienti, oggi, non parlano italiano? Se la risposta è «parecchi», e magari ne perdi qualcuno perché non capisce come prenotare o dove trovarti, tradurre il sito in inglese è uno degli interventi più utili che puoi fare. Se la risposta è «quasi nessuno», può aspettare. In mezzo ci sono diverse scelte da fare bene: le trovi qui sotto, domanda per domanda.

Ti serve davvero un sito in un'altra lingua?

Di solito conviene se:

  • ricevi turisti: B&B, ristoranti in zone turistiche, noleggi, escursioni, cantine;
  • lavori con clienti o aziende di altri Paesi;
  • operi in una zona di confine o con molti residenti stranieri;
  • vendi online anche fuori dall'Italia.

Per capirlo con i numeri, guarda nelle statistiche del sito da quali Paesi arrivano le visite, e conta quante richieste ricevi in altre lingue. Se i tuoi clienti sono quasi tutti della zona, meglio investire prima in testi migliori in italiano.

Traduzione automatica o professionale?

La traduzione automatica di un sito web oggi produce testi comprensibili ed è un buon punto di partenza. Il problema sono i dettagli: termini tecnici, tono, frasi che in italiano suonano bene e tradotte diventano strane. E i nomi dei piatti tipici, come la jota, vanno spiegati, non tradotti.

  • Traduzione automatica non rivista: veloce, ma rischiosa. Da evitare almeno per le pagine più importanti.
  • Traduzione automatica rivista da qualcuno che conosce bene la lingua: un buon compromesso per un sito piccolo.
  • Traduzione professionale: la scelta più sicura per le condizioni di prenotazione e di cancellazione, per i testi commerciali importanti e per i settori in cui il tono conta molto.

Evita i pulsanti che traducono la pagina al volo: chi visita vede una traduzione non controllata, e di solito quelle versioni non esistono come pagine a sé, quindi Google non può mostrarle nei risultati. Chi vuole una traduzione automatica, del resto, la trova già in molti browser.

Come si organizza un sito multilingua?

La regola più importante è una versione per ogni lingua, ciascuna con il suo indirizzo. Per esempio tuaattivita.it per l'italiano, tuaattivita.it/en/ per l'inglese e tuaattivita.it/de/ per il tedesco, sullo stesso dominio. Così Google può mostrare a ogni persona la pagina nella sua lingua, e chi riceve un link lo apre nella lingua giusta.

Da evitare: cambiare lingua in automatico in base al browser o al Paese di chi visita, senza lasciargli scelta, e mescolare due lingue nella stessa pagina. Meglio un selettore ben visibile, con il nome di ogni lingua scritto nella lingua stessa (English, Deutsch, Slovenščina) invece delle bandiere, che indicano Paesi e non lingue. Se il tuo sito è con delegasito, le lingue aggiuntive si realizzano con un piano su misura, con preventivo scritto.

Cos'è l'hreflang e a cosa serve?

È un'indicazione inserita nel codice delle pagine, o nella sitemap, che dice a Google: «questa pagina esiste anche in inglese, eccola; e in tedesco, eccola». Ogni versione indica tutte le altre e anche se stessa, e si può aggiungere una versione predefinita per chi usa lingue non previste. Non fa salire il sito nei risultati: aiuta Google a mostrare la versione giusta alla persona giusta, evitando che un turista inglese finisca sulla pagina in italiano.

Non devi scriverlo tu, ma conviene chiedere a chi fa il sito se è previsto e se le versioni si richiamano a vicenda: è facile sbagliare, per esempio indicando traduzioni che non esistono.

Cosa tradurre per primo?

  1. La home, con cosa offri e dove sei.
  2. Le pagine che interessano davvero agli stranieri: camere, menu, escursioni, visite, servizi principali.
  3. Contatti, orari e indicazioni pensate per chi non conosce la zona: dalla stazione, dall'aeroporto, dall'autostrada.
  4. Prezzi, condizioni di prenotazione e cancellazione, metodi di pagamento accettati.
  5. Moduli, pulsanti e messaggi automatici: un modulo con i campi rimasti in italiano può far perdere contatti.

Il resto può seguire. Meglio poche pagine tradotte bene e complete che tutto il sito tradotto a metà. E indica in che lingue rispondi: «We speak English» vale solo se al telefono è vero.

E la scheda Google e le recensioni?

Molti turisti non arrivano dal sito ma da Google Maps. La scheda Google della tua attività resta una sola, e Google può mostrare a chi la consulta una traduzione automatica di alcune parti, come le recensioni. Tocca a te tenerla completa: categoria giusta, orari aggiornati, foto, collegamento al sito.

Alle recensioni in altre lingue rispondi nella lingua del cliente, anche con poche frasi semplici: è un gesto di attenzione che leggono anche gli altri viaggiatori. Per il resto del lavoro con i clienti stranieri c'è la guida su come farsi trovare dai turisti.

Domande frequenti

Tradurre il sito: le domande più comuni

Quante lingue conviene aggiungere?

Parti da quella che ti chiedono di più, di solito l'inglese, che molti turisti usano anche quando non è la loro lingua. Aggiungi le altre solo se hai clienti costanti da quei Paesi e qualcuno in grado di rispondere ai loro messaggi.

Da cosa dipende il costo della traduzione di un sito web?

Soprattutto dalla quantità di testo, dal numero di lingue e dal tipo di traduzione: automatica, automatica rivista o professionale. Contano anche la difficoltà dei testi, come condizioni di prenotazione o descrizioni tecniche, il lavoro per creare le versioni in lingua sul sito e il tempo per tenerle aggiornate quando cambi qualcosa in italiano.

Serve un dominio diverso per ogni lingua?

No. Per una piccola attività la soluzione più semplice è una cartella per lingua sullo stesso dominio, come /en/ o /de/. Domini diversi per ogni Paese hanno senso soprattutto per chi ha sedi o attività vere in quei Paesi.

La versione inglese deve essere identica a quella italiana?

Non per forza: può essere più corta e concentrarsi su ciò che serve a uno straniero, come arrivare, come prenotare, cosa aspettarsi. Prezzi, orari e condizioni, però, devono coincidere in tutte le lingue.

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